Il lupo di Fargo (s01)

Ho una collezione che sta diventando cospicua: scene di film in cui qualcuno si imbatte in un animale.
Helen Mirren vede un cervo imperiale in The Queen. Tom Cruise e Jamie Foxx vedono un coyote in Collateral. George Clooney vede tre cavalli in Michael Clayton.

Sono scene quasi sempre un po’ sospese, bolle che galleggiano per qualche decina di secondi nella storia. Quando si rompono, ecco che la storia riparte, ma in un’altra direzione, impressa proprio dall’incontro ravvicinato tra uomo e animale. Perché di fronte a un animale che ci guarda negli occhi o che appare all’improvviso in mezzo alla strada di una città, noi azzeriamo tutto – parole, civiltà, cultura – e torniamo a una condizione più primitiva. Diventiamo puro istinto.

Alla fine della prima stagione di Fargo, un ex poliziotto vede un lupo. Tempo prima, il cattivo della storia – Billy Bob Thornton – gli ha posto una domanda: perché l’occhio umano vede più sfumature di verde che di ogni altro colore? Ora l’ex poliziotto conosce la risposta (gliel’ha suggerita la protagonista della serie): è per via dei predatori. Noi discendiamo dalle scimmie, e nei boschi, nella giungla, è tutto verde. Per non essere mangiati dalle pantere e dagli orsi noi dovevamo poterli vedere anche tra l’erba, tra gli alberi.

Il lupo attraversa la strada, l’ex poliziotto lo osserva dall’abitacolo del suo furgone. Poi parcheggia il furgone e si mette sulle tracce del cattivo. Nessun calcolo e nessuna logica: puro istinto di sopravvivenza. Doveva scegliere se continuare a essere preda o se diventare predatore, e in questo momento lui è una scimmia che non vuole essere mangiata. I suoi occhi hanno individuato il lupo tra le sfumature di verde. È il momento di passare al contrattacco.

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