Quizás, quizás, quizás…

Al centro di Torino c’è un musicista di strada più o meno a ogni incrocio. Ieri sera, tra via Lagrange e via Cavour, un fisarmonicista suonava My Heart Will Go On, la canzone di Titanic. Come interpretare questo segno se è appena uscito il tuo libro? Un buon auspicio perché il film è stato un successo o un cattivo presagio perché il transatlantico è colato a picco? All’incrocio successivo un ragazzo con i capelli lunghi e la chitarra cantava Parole, parole. Nel mio romanzo ce ne sono circa 80.000, di parole, e spero che alcune siano belle come questo dialogo:

Mina: “Caramelle non ne voglio più.”
Alberto Lupo: “Certe volte non ti capisco.”

Infine, davanti alla Feltrinelli di Piazza Castello, un sassofonista suonava un pezzo che sulle prime non ho riconosciuto. Poi sì, l’ho capito al ritornello. Ed era decisamente azzeccato. Perché tu puoi anche scrivere 80.000 parole e decidere come va a finire il romanzo, ma non puoi mai sapere cosa ne sarà del libro. Eccolo lì, sullo scaffale delle novità. Mi fa una certa tenerezza. D’altronde è appena nato, e dovrà già vedersela da solo. Una donna si avvicina, lo prende, lo sfoglia. Lo comprerà? Non lo comprerà? Ora la donna sta leggendo la quarta di copertina, mentre il sassofonista attacca per la seconda volta il ritornello: Quizás, quizás, quizás…

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