C’è solo un capitano

Anatomia di un istante di Torino 2006 (quando si dice “un attimo congelato per sempre”). È anche una specie di spin-off del racconto di ieri sul curling. Soprattutto, è un piccolo omaggio a un maestro e a un amico.

Dietro il vetro, il mio amico Eric Minetto ed io; in tv, Carolina Kostner (forse); in onda, da sinistra verso destra, Marco Ardemagni, Giorgio Lauro e di spalle Sergio Ferrentino.

Sembrava nato per quello, altro che radio. Apparve chiaro a tutti noi non appena lo vedemmo flettersi sulla pista con grazia e leggiadria. In quel momento capimmo che Sergio Ferrentino stava al curling come Jordan al basket. Osservatelo. Gambe piegate e pronte a scattare come una molla. Braccia tese, mani che afferrano l’attrezzo con presa sicura, sguardo penetrante. E sciarpino ben annodato al collo che quella sera tirava una certa arietta.

Ovviamente un attrezzo solo non gli bastava, troppo facile. Ricordo che faticammo un bel po’ a convincerlo che non poteva lanciarne più di due per volta. Fosse stato per lui ne avrebbe scagliati sei o sette contemporaneamente. Con le mani, con i piedi, con la forza del pensiero, con il mixer. D’altronde, in trasmissione, era abituato a fare una dozzina di cose insieme: parlare, dirigere, coordinare, alzare, abbassare, sfumare, mixare, cantare, intrattenere, divertire, emozionare e sfottere.
Luca Gattuso, che nella foto qui in basso si intravede in alto a sinistra, segue la scena con le braccia conserte e l’aria di chi sa già come andrà a finire. La Coca-Cola si è affrettata a sponsorizzare l’evento. Accorso numeroso, il pubblico trattiene il respiro.

Ma ecco che Ferrentino sta per rilasciare gli attrezzi. La tensione è micidiale. Una donna non regge alla suspense e sviene. Migliaia di flash piovono sulla pista balenando sul ghiaccio. Tutta una vita racchiusa in quel momento.
Solo che… ecco, quel momento diventano due momenti, poi tre, poi quattro, cinque, sei… E Ferrentino è sempre lì, ai blocchi di partenza. Congelato in quell’istante supremo.
ferrentino-sergio-catersport

Purtroppo non è una metafora. Ferrentino era proprio congelato. L’ho detto, quella sera tirava un venticello maligno. Era febbraio, le Olimpiadi invernali. Insomma, aveva solo uno sciarpino, la schiena pericolosamente esposta, e non aveva nemmeno fatto stretching…

Il giorno dopo, e poi nei giorni successivi, fino alla fine dei Giochi e anche oltre, davanti alla pista di curling sfilarono le delegazioni di tutte le squadre. Fu messo in piedi un servizio d’ordine per regolare il flusso della folla. Tutti volevano vedere. Con i propri occhi intendo, perché le immagini avevano già rapidamente invaso il web. Ferrentino era ancora lì, stessa posizione, stessa espressione concentrata. I tecnici di Radio 2 avevano allestito sul ghiaccio una postazione di fortuna, con consolle e microfono, grazie ai quali lui continuò tranquillamente a condurre Catersport edizione speciale Torino 2006.
E dice la leggenda che sia ancora lì, Sergio Ferrentino, saldamente ancorato ai suoi due attrezzi, pronto a ripartire – e a stupire tutti, come sempre.

Grazie Capitano!

(Grazie all’archivio di Catersport per le foto. Se non resistete e volete vederne altre, le trovate qui)

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