Land of mine

Dopo ogni guerra, scrive la Szymborska, c’è chi deve ripulire. Nella Danimarca del maggio 1945, a ripulire, una volta tanto, sono quelli che hanno sporcato. C’è un’intera costa infestata di mine antiuomo e anticarro, e ora la bonifica spetta a chi quelle mine le ha sotterrate nella sabbia. Giusto. Più che giusto.
Martin Zandvliet, regista e sceneggiatore di Land of mine, vuole che all’inizio del film lo spettatore pensi esattamente questo. Sono i tedeschi ad aver minato le spiagge danesi, dunque saranno i tedeschi a bonificarle. E se qualcuno di loro dovesse saltare in aria, beh, pazienza: se la sono cercata.
Non ci resta che guardarli in faccia, questi tedeschi. Dopo sette anni in cui li abbiamo visti spadroneggiare, massacrare, radere al suolo e macchiarsi dei peggiori crimini contro l’umanità, è giunto il momento di prendersi questa piccola rivincita. Vogliamo cogliere il terrore nei loro occhi. Vogliamo che tremino come foglie. Vogliamo che soffrano le pene che hanno inflitto a mezzo mondo.

Ma quando finalmente Zandvliet ce li mostra, ecco che le cose appaiono più complicate. Perché il film ci aveva promesso giustizia, contrappasso, nemesi storica, e perciò noi ci aspettavamo una brigata di feroci SS. Invece i nostri tedeschi sono una banda di ragazzini, adolescenti o poco più. Smunti, affamati, impauriti. Alcuni di loro, la notte, chiamano la mamma. Altri non hanno mai baciato una ragazza. Due sono fratelli gemelli e sognano di aprire una ditta di costruzioni. E tu lo capisci subito che faranno una brutta fine, questi gemelli. Sul serio, non sto rovinando nessuna sorpresa.
Lo capisci proprio perché sono gemelli – e perché dormono in una baracca, e perché sono prigionieri in un campo, e perché è ormai chiaro che in questa nemesi c’è qualcosa di orribilmente distorto, una specie di tremenda ironia. Impossibile non pensare ad altri gemelli, quelli che Mengele usava come cavie per i suoi esperimenti. Qui non si conducono esperimenti crudeli, è vero. Però si mandano dei ragazzini inesperti a dissotterrare mine. Mine che non sono stati certo loro a nascondere nella sabbia. Tutto questo con la giustizia non ha nulla a che fare. L’esatto opposto di quello che credevamo all’inizio del film.
E dunque. Dopo ogni guerra c’è chi deve ripulire. Ma i veri responsabili, quelli che hanno sporcato, sono già lontani oppure sono morti. In entrambi i casi, non saranno loro a pagare per i propri crimini.

E allora chi?
Chi salterà in aria sulle loro mine?
Uscendo dal cinema – un multisala di Sarzana – ho trovato una possibile risposta. Si tratta solo di una svista, naturalmente, e di una casualità nata dal fatto che in quella stessa sala, nel pomeriggio, era stato proiettato anche un altro film.
A calpestare la mina – questo l’involontario suggerimento del multisala di Sarzana –, a saltare in aria al posto dei nazisti sarà Heidi, cioè una che con questa storia non c’entra: proprio come i due gemelli e come gli altri ragazzini tedeschi.

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