Steph Curry, il campione senza logica

Howie Chizek, radiocronista sportivo, una volta ha detto: “Larry Bird lancia la palla in aria, dopodiché ci pensa Dio a spostare il canestro sotto per farla entrare”. Lo stesso Bird, dopo aver visto Jordan segnare 63 punti contro i suoi Celtics, ha dichiarato: “Quello non era Michael Jordan. Era Dio vestito da Michael Jordan”. Quando è stato eletto mvp dell’NBA, Steph Curry si è stretto nelle spalle e ha commentato: “Sono un umile servo di Dio”.

Forse bastano queste tre citazioni a spiegare il fenomeno del momento. Nel caso di Bird abbiamo un Dio collaborativo che manovra il canestro a seconda delle esigenze, tipo il Mar Rosso. Nel caso di Jordan, Dio entra proprio in campo e assume sembianze umane, tipo Iliade. Il Dio di Curry, invece, somiglia un po’ di più al nostro: si fa i fatti suoi e se ne sta lassù, tanto che per dedicargli un canestro Steph deve indicare il cielo, uno dei suoi gesti più tipici.

Alto poco più di un metro e novanta, mingherlino – per i parametri dell’NBA – due volte sotto i ferri per un problema alla caviglia. Quando Curry ringrazia il Padreterno è da escludere che lo faccia per le proprie doti fisiche. Più probabile che gli sia grato per altre skills, come dicono di là. La meccanica balistica, per esempio, oggetto di studio tra gli scienziati (ovviamente). O la velocità quasi comica con cui Steph passa dal primo palleggio alla retìna bucata. Vediamo nel dettaglio le fasi intermedie che ho dovuto saltare per rendere l’idea: secondo palleggio sotto le gambe, cambio di mano, esitazione, terzo palleggio dietro la schiena, finta di tiro, quarto palleggio, step back, arresto, sospensione, rilascio del pallone, parabola, canestro. Curry comprime tutte queste operazioni in un tempo appena percettibile dall’occhio umano. Un attimo fa stava palleggiando, ora punta già il dito verso l’alto. Ecco perché ringrazia Dio: per quell’atomo di tempo che gli altri non riescono nemmeno a vedere, mentre lui lo abita, quel tempo, lo riempie con le sue sequenze micidiali di gesti tecnici, lo vive con gioia e spensieratezza – quasi con calma, verrebbe da dire.

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(credit photo Sporting News)

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