I colori del tempo, uno spettacolo

In Arca russa, lo strabiliante film di Sokurov girato in un unico piano sequenza, Caterina II attraversa un cortile pieno di neve. La vediamo di spalle camminare a passo sostenuto, poi accelerare, infine quasi correre. Ma stavolta Caterina non andrà troppo di fretta. La seguiremo tra le opere che lei stessa ha raccolto per l’Ermitage, il suo rifugio tranquillo, lo scrigno dei suoi tesori e delle sue avventure erotiche: «Avevo dozzine di amanti. Non tutti insieme, per carità: uno per volta. Non ricordo più chi mi abbia definito una “monogama seriale”. E non è che nel frattempo fossi diventata bella, tutt’altro. Non venivo bella nemmeno nei ritratti, e si sa che i ritrattisti, quando devono dipingere un sovrano, cercano di salvare il salvabile. Con me non c’era verso, evidentemente. I pittori mi facevano mettere in posa per il ritratto e mi chiedevano, un po’ imbarazzati: “Somigliante, maestà?”»
E quando Caterina sarà stanca – una vita intensa, la sua… –, cederà il testimone a Elisabeth Vigée le Brun, giunta a San Pietroburgo in tempo per conoscere la zarina, ma non per ritrarla. Peccato, lei sì che sarebbe stata capace di farla venire bella. «Vedete, il fatto è che io le donne le capivo. A volte suggerivo loro di farsi ritrarre in abiti che non avevano mai indossato o di acconciare i capelli come non li avevano mai portati, e poi andava a finire sempre allo stesso modo: le gran dame di Parigi ammiravano il proprio ritratto e da allora in poi portavano per sempre quel vestito e quell’acconciatura. Diventavano le donne del quadro, capite? Perché io le dipingevo non com’erano, ma come sognavano di essere.»
Infine Elisabeth passerà la mano a un’altra donna, una sua collega. È amica (e cognata) di Manet ed espone con Renoir e Monet. Si chiama Berthe Morisot, la donna tra gli impressionisti. Ha dovuto sgomitare per essere lì dov’è. «Sono nata nel 1841, un anno prima della morte di Madame Le Brun, circostanza in cui ho sempre voluto vedere un segno. Come lei, avrei scelto il mestiere più maschile del mondo. Come lei, non mi sarebbe stato permesso di studiare in Accademia. E proprio come lei, me ne sarei allegramente infischiata di tutto questo – je suis une femme, je fais le peintre et je m’en fous

Questo è un piccolo estratto da I colori del tempo, il testo di uno spettacolo teatrale che ho scritto per accompagnare la mostra “Da Poussin agli Impressionisti: tre secoli di pittura francese dall’Ermitage”.

Lo spettacolo, interpretato dall’Accademia dei Folli, va in scena a nella Sala del Senato di Palazzo Madama (Torino) dal apr 9 e il 23 aprile, il 7 e il 21 maggio, il 4 e il 18 giugno 2016. Sempre dalle 17 alle 19. I dettagli li trovate qui.

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