Io sono partigiana!

Camilla e Alessandra Pallavicino, figlie di un marchese di Ceva, se l’erano sentito ripetere molte volte. Primo dovere della donna fascista è obbedire. Secondo: badare alla casa. Terzo: mettere al mondo figli. Quarto: stare in silenzio. Quinto: portare le corna.
Perciò, dopo l’8 settembre del ’43, le due sorelle fecero come gli era stato insegnato: badarono alle case, quelle in cui si nascondevano i disertori; cucirono scarpe e vestiti per i soldati sbandati; restarono in rigoroso silenzio durante gli interrogatori dei nazisti; e quando i partigiani chiesero loro di unirsi alla lotta, Camilla e Alessandra, in effetti, obbedirono…

CAMILLA: Eri innamorata di lui.
ALESSANDRA: Lui chi?
CAMILLA: Di quel partigiano.
ALESSANDRA: No! Cioè, forse. Ma non era per quello che mi azzardavo nei boschi. Aiutavo anche gli altri partigiani, mica soltanto quello lì. E poi scusa: anche tu portavi da mangiare, no?
CAMILLA: Certo che portavo da mangiare.
ALESSANDRA: Ed eri innamorata?
CAMILLA: No! Beh, forse un pochino. Ma figurati se andavo nei boschi solo per quello.
ALESSANDRA: Ecco, vedi? Erano loro – i fascisti – a credere che, con noi donne, per forza doveva entrarci l’amore.
CAMILLA: E noi glielo lasciavamo credere.
ALESSANDRA: Diventammo trasparenti. O magari lo eravamo sempre state, però adesso ci tornava buono.
CAMILLA: Adesso, quando passavamo davanti ai tedeschi con le sporte piene, eravamo contente che di noi si pensasse quello che si era sempre pensato.
ALESSANDRA: E cioè che eravamo buone solo a portare le sporte della spesa.
CAMILLA: Fai vedere lì cos’hai preso.
ALESSANDRA: Che vuoi, le solite cose: un chilo di farina, mezza forma di toma stagionata, un mazzo di asparagi, tre panetti di burro e due di tritolo. Tu?
CAMILLA: Io… vediamo. Pane bianco, fagioli con l’occhio – io li faccio soffriggere con cipolla e pancetta…
ALESSANDRA: Brava…
CAMILLA: … appunto cipolla e pancetta, un carciofo, un mitra e uno sten.
ALESSANDRA: Insomma, per noi donne la vita andava pressappoco com’era sempre andata. La spesa, la casa… Potevamo anche fare sport: ti ricordi il saggio Dux?
CAMILLA: Cosa c’entra adesso l’atletica?
ALESSANDRA: Beh, i fascisti ci tenevano moltissimo allo sport. Per questo io e mia sorella ci impegnavamo così tanto.
CAMILLA: Correvamo insieme, e correvamo tanto.
ALESSANDRA: Diventammo delle staffette formidabili.

Questo è un piccolo estratto da Io sono partigiana!, spettacolo dell’Accademia dei Folli in scena il 22 e il 25 aprile alle 11.00 al Sacrario del Martinetto (C.so Svizzera ang. C.so Appio Claudio, a Torino). L’ingresso è gratuito. Le parole del testo sono testimonianze delle donne partigiane: io le ho solo messe insieme. Con rispetto, ammirazione e gratitudine per ciò che hanno fatto per noi.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrShare on Google+Email this to someone