Picasàss

Tutto comincia dal suono di un corno che rimbomba nella cava. Poi si sente il boato di un’esplosione, il fragore del monte che si sgretola e infine i colpi degli scalpellini – sdeng, sdeng – che sbozzano la roccia con i rintocchi dei loro attrezzi acuminati… Lo racconto in Picasàss, un testo messo in scena dall’Accademia dei Folli sull’epopea dell’estrazione del granito rosa in riva al Lago Maggiore. Ecco un piccolo estratto.

Ad assistere all’esplosione c’è un uomo, un signore elegante, fronte spaziosa, sguardo deciso, velato appena da un accenno di malinconia, baffi a manubrio neri e folti, mascelle contratte per la tensione del momento, perché dopo l’esplosione la vista della montagna rimane a lungo oscurata da una nuvola di fumo e polvere, l’esito è ancora incerto, pensa il signore elegante, siamo in bilico tra successo pieno e fallimento totale. Si chiama Nicola Della Casa, ed è il concessionario della cava dov’è appena scoppiata la mina.
La cava, invece, si chiama Principessa Clotilde, e di una principessa ha appunto le caratteristiche essenziali: è ricca ma capricciosa, nobile ma incostante, sa essere generosa ma anche ostinata e intrattabile.
Nicola, quando nella sua cava è prevista un’esplosione colossale come questa, sale su una barchetta a remi e si porta a un centinaio di metri da riva. Poi volta la prua verso la cava, getta l’ancora e aspetta. In una tasca ha l’orologio, sincronizzato con quello dell’uomo che accenderà la miccia. E nell’altra tasca…
Sapete, sono talmente tante le cose che possono andare storte durante un’esplosione, e poi anche dopo, quando vengono fatte brillare le cariche secondarie che servono a staccare i massi rimasti in bilico…
E insomma, in una tasca Nicola Della Casa aveva un orologio a cipolla, mentre nell’altra aveva una rivoltella. Proprio così, una rivoltella.
Beh, l’ho detto. Poteva andare tutto storto, mesi e mesi di preparazione, milioni investiti in esplosivi e costosissimi mezzi meccanici. E io mi immagino che Nicola tirasse fuori la pistola dalla tasca solo pochi secondi prima dell’ora ics. La caricava con calma, proiettile dopo proiettile, e se la portava alla tempia.
Tre, due, uno… boom!
Una gigantesca nuvola di fumo e polvere avvolge rapidamente la cima del monte. Per un lunghissimo istante non succede niente, non si vede niente e non si sente niente, sembra che la nuvola di fumo e polvere si sia mangiata anche i suoni oltre che la vista del monte. E Nicola sa bene che se quell’istante di cecità e silenzio si protrarrà ancora per un po’, se continua a non succedere niente, allora vuol dire che è finito tutto, il monte è rimasto lì dov’era, la carica esplosiva ha smosso solo un mucchio di polvere e detriti inservibili.
Le dita di Nicola si contraggono sul calcio della pistola, l’indice aumenta la pressione sul grilletto, Nicola sta per sparare quand’ecco che alle sue orecchie ormai esperte giunge da lontano un mormorio, mentre la superficie del lago attorno alla barca inizia a tremare e si increspa. Il mormorio diviene una specie di lamento rauco, poi il lamento cresce d’intensità, e prima ancora che la nube di fumo e polvere accenni a diradarsi, esplode un frastuono terribile, i massi che si staccano dalla vetta e precipitano sul fianco del monte – Nicola non può ancora vederli ma è come se ce li avesse lì davanti agli occhi.
Infine il vento dissipa il polverio che avvolgeva il monte, e solo in quel momento, solo dopo aver visto con i propri occhi quello che già le orecchie gli avevano raccontato – e cioè l’aspetto del monte completamente mutato, la cima divelta, un enorme quantità di materiale caduto, quattro o cinque massi che da lontano Nicola stima possano raggiungere un volume di almeno 15.000 metri cubi –, soltanto allora Nicola Della Casa abbassa la rivoltella, apre il tamburo, estrae i proiettili uno dopo l’altro e dice: «Bon, anca ’sta volta m’è pasà la mort dadré.»
E anche stavolta i proiettili della sua rivoltella finiscono in fondo al lago.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on TumblrShare on Google+Email this to someone