The dark side of the man

Dr Jekyll e Mr Hyde. Dracula e Miss Mina. Riccardo III e Lady Anna. Il dottor Frankenstein e la sua creatura. I mostri sono dentro di noi, oppure ci vampirizzano, o ci seducono, o siamo noi a crearli ma poi ci si rivoltano contro.

Lo racconto in The dark side of the man, uno spettacolo dell’Accademia dei Folli. Ecco un estratto.

E anche questa è una mia vittima. Oh, dottore! Generoso e devoto essere, mio artefice! Cosa importa se ora ti chiedo di perdonarmi? Stupido e geniale dottore!
Ahimè! È freddo, non può sentirmi. D’altra parte anch’io un tempo ero così, nient’altro che un corpo freddo e senza vita, prima che lui mettesse insieme i pezzi…
Comunque non è pietà che cerco. Non ho mai trovato comprensione, mai. Dopo tutto questo tempo, c’è ancora chi della mia storia non ha capito niente.
Voi, per esempio. Credete di sapere tutto di me, e invece non sapete un accidenti di niente – scommetto che non sapete nemmeno come mi chiamo. Avanti, forza. Qual è il mio nome? Frankenstein, avete detto?
Visto? Non sapete niente! Frankenstein era questo qui che ora giace morto, era il dottore. Era lui che si chiamava Frankenstein. E allora io chi sono, eh? Come mi chiamo?
Va bene, lasciamo stare. Non è colpa vostra. Sapete, il dottore mi ha fornito di tendini, ossa, organi, pelle, capelli, denti, unghie, cartilagini, vasi sanguigni… tutto mi ha dato, quel genio pazzo, tutti gli accessori. Pure la milza, che se se la dimenticava in fondo era lo stesso, e invece io c’ho anche la milza, giuro. E anche le tonsille mi ha ficcato in gola, e l’appendice qui, nel basso ventre, tutto quanto, anche quelle cose che prima o poi uno deve togliere… e allora perché stai lì a metterle? E poi, soprattutto, ma dico io: mi metti i denti del giudizio, che si infiammano e basta, e ti dimentichi di darmi un nome?
All’inizio, appena nato… Vabbe’ nato… Insomma, avete capito. Comunque, nei primi mesi di vita il mio essere traboccava di amore, di felicità e di affetto, sentimenti che io desideravo condividere. Ero così contento di esserci, capite? Cioè, un momento prima non c’ero e un momento dopo, wow! Ho aperto gli occhi e li ho chiusi e li ho riaperti… Era bellissimo già questo gioco che potevo fare, buio/luce, buio/luce, già valeva la pena essere venuto al mondo solo per questo.
Lo so, per voi le palpebre sono cose scontate, ma è perché ce le avete da sempre e non ci fate più caso. Per me niente era scontato, il mio corpo non era scontato, la mia stessa vita non lo era – ecco perché mi sentivo così felice, di una felicità che non mi bastava, e perciò volevo condividerla con altri esseri simili a me, con le palpebre e tutto il repertorio, anche quelle cose inutili tipo l’appendice o le tonsille. Perciò che delusione, che tristezza quando le persone mi respingevano per il mio aspetto, si coprivano gli occhi con le mani, fuggivano inorriditi. D’accordo, non sarò bello come un atleta dell’antica Grecia. Però, appunto, non siamo più mica nell’antica Grecia! Il mondo è andato avanti, nel frattempo, no?
E invece no, a quanto pare siamo ancora al kalòs kai agathòs, in due millenni non ci siamo schiodati da lì, se sei bello vuol dire che sei anche buono, e di conseguenza se sei brutto… Che poi, parentesi, alcuni di quelli che mi consideravano brutto vorrei farveli vedere, ma lasciamo perdere.
E dire che io una soluzione a questo pasticcio l’avevo trovata. Ero andato da lui, dal dottore, e gli avevo detto: doc, senti, ma perché non ti rimetti in laboratorio e ne fai un’altra, di creatura? Possibilmente una creatura femmina, ma io non sono uno che si fa problemi, doc, gli ho detto. Come viene viene, gli ho detto. Mi va bene pure un creaturo. Tu lo fai, e ti prometto che io e lei (o io e lui) ce ne andiamo dall’altra parte del mondo, in un posto dove non ci vede nessuno, tipo in Patagonia o nel deserto dell’Australia. Ce ne stiamo per i fatti nostri, doc, giuro. Eh doc, che ne pensi?
E l’avevo anche convinto, tant’è che lui si è messo lì a montare, saldare e cucire in laboratorio… Solo che, a un certo punto, ci ha ripensato. Si è fatto venire gli scrupoli di coscienza ed è sparito. Il laboratorio chiuso. Niente messaggi per il sottoscritto.
Poi, qualche mese dopo, scopro che si stava sposando. Ah, è così, eh? Tu sì e io no? E allora pareggiamo i conti, doc, ho pensato. Tu non mi dai una compagna? Allora io ti ammazzo la tua. E così vedi quello che si prova. A essere soli, dico, con una pena infinita e nessuno al mondo che ti vuol bene.

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