Simmetrie, supereroi e finali: Kevin Durant

Piacerebbe a Wes Anderson, questa foto. Il regista delle simmetrie frontali perfette, ossessive, così studiate da apparire vagamente comiche, non avrebbe saputo fare di meglio.

Partiamo da chi nella foto non c’è, o c’è appena: Kyrie Irving, numero 2 dei Cavs, seminascosto da un compagno di squadra. Seriamente convinto che la Terra sia piatta come il parquet su cui sta poggiando i piedi, fiducioso che gli alieni verranno a prenderlo da un momento all’altro, Irving si accontenta di mostrare ai suoi simili un basket stupefacente, mai un canestro uguale all’altro, soluzioni offensive sempre creative e fantasiose. Se davvero lo prendono fanno un affarone, gli alieni.
Nella foto, è chiaro da subito, non c’è Le-Bron James, altrimenti occuperebbe tutti i pixel. Soprannominato a inizio carriera The Chosen One, Il Prescelto, un po’ come Neo in Matrix, con gli anni ha preso a somigliare dannatamente a Morpheus, il mentore di Neo. In fondo, pure questa è simmetria. Non c’è nemmeno Steph Curry, e il perché è evidente. Con le sue geometrie di palleggio post-euclidee, con i suoi guizzi imprevedibili, con quegli occhi verdi sempre pronti a lampeggiare idee di gioco non convenzionali, Steph è uno che incasinerebbe qualunque aspirazione simmetrica, ecco perché non c’è. E allora chi c’è?

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